venerdì 22 luglio 2011

L'inglese dei poveri

Nulla è più inutile e improduttivo del purismo, l'atteggiamento di chi pensa di poter utilizzare una lingua italiana imbalsamata, impedendole ogni mutamento e ogni contatto con il mondo esterno. Ma, simmetricamente, nulla è più ridicolo dell'atteggiamento di coloro che, per insicurezza e provincialismo, si rifugiano sistematicamente in un inglese caricaturale.
La cittadina belga di Waterloo (pronunciate come si scrive e tutti i suoi abitanti vi capiranno), diventa, così, con pronuncia assurdamente anglicizzata, "uòterlo".
Per quale demenziale motivo una giornalista radiofonica si sente in dovere di pronunciare "pèris" il nome della capitale di Francia?
L'indirizzo di posta elettronica diventa sulla carta intestata di una ditta italiana che ha contatti in lingua italiana con cittadini italiani, un grottesco "imail adress" (sic).
Un film incentrato sull'azione terroristica che ha insanguinato le Olimpiadi del 1972 è stato diffuso in Italia con il titolo "Munich", che è il nome inglese di Monaco (in tedesco München), la città sede di quelle Olimpiadi. Il motivo per cui una città tedesca sia stata chiamata in Italia con la sua denominazione inglese rimarrà per sempre misterioso.
Probabilmente l'Italia è l'unico paese del mondo civile nel cui governo si sia trovato per un certo tempo un ministero denominato in una lingua straniera (il ministero del Welfare). E' forse vergognoso preoccuparsi del benessere degli italiani, tanto da doverlo dire in un'altra lingua?
E perché i membri del parlamento, molti dei quali si dichiarano innamorati del proprio dialetto, devono essere convocati per un "meeting" invece che per una riunione, un dibattito, un convegno? Perché la giornata delle elezioni dev'essere chiamata "election day"?
Che cosa significa "la notizia ha colto di sorpresa l'intero board"?
E chiediamoci ancora: perché un'immagine - o diapositiva - deve diventare "slide", una banale panetteria "Pan shop center", e un giornaletto di notizie locali "Roccamia magazine"?
Molti poveri pensano di uscire dalla propria condizione esibendo un capo di abbigliamento con marchio falso, prodotto in un sottoscala da poverissime operaie e venduto per la strada da un povero ambulante. L'uso incongruo e sgangherato dell'inglese mi ricorda tanto quel marchio falso: il tentativo di apparire quello che non si è.

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