Le style c'est l'homme, sostengono - giustamente - i francesi. Mi è venuta in mente questa sentenza scartabellando fra ricordi di viaggio.
Agosto 2010.
Il treno locale che mi porta a Freiburg si ferma in una stazioncina per quattro o cinque minuti. Alla partenza si sente attraverso gli altoparlanti la voce del capotreno:
- Scusate l'imprevisto prolungamento della sosta, ma abbiamo avuto problemi con una porta non ben chiusa: adesso è tutto in ordine.
Al termine di questo viaggio approdo alla stazione centrale di Milano e salgo su un convoglio per Torino. Il treno a due piani è occupato da centinaia di passeggeri, alcuni in piedi. La partenza è prevista per le 17.10. Passano dieci, venti, trenta minuti. Il treno non si muove. Notizie non ce ne sono, nessuno osa scendere dal convoglio, che potrebbe partire da un momento all'altro. I telefoni cellulari si arroventano. Ormai è passata quasi un'ora. La gamma delle imprecazioni è esaurita, qualcuno si ingegnato nell'inventarne di nuove. Si ode finalmente una voce:
- Il treno per Torino delle 17.10 oggi non sarà effettuato.
Esiste una giustificazione? Nesssuno lo saprà mai.
Agosto 2011.
Il TGV Parigi - Milano viaggia da tre ore. Si sente la voce del capotreno:
- Scusate se rallentiamo, pare ci siano problemi sulla linea.
Qualche minuto dopo:
- C'è stato un incidente sulla linea, dovremo fermarci per qualche minuto alla stazione di Mâcon.
Il treno si ferma per una decina di minuti, ma questo non gli impedisce di giungere in perfetto orario a Modane, dove si passa alla gestione Trenitalia. Si tratta ormai di percorrere poco più di un centinaio di km, quasi tutti in discesa, ma ciò non ci impedisce di arrivare in vista di Torino con circa quindici minuti di ritardo. Ormai in piena città, a poche centinaia di metri da Porta Susa, altri dieci minuti di sosta. Venticinque minuti di ritardo in totale, per motivi ignoti a tutti. Molti hanno perso le previste coincidenze.
Ma l'episodio più divertente - si tratta ovviamente di umorismo nero - si situa alcuni anni fa. Il treno su cui viaggio da Pinerolo a Torino si ferma in una stazione intermedia e non riparte più. Passa una ventina di minuti e dall'altoparlante della stazione giunge un annuncio grottesco:
- Il treno per Torino viaggia con ritardo indeterminato.
Le solite imprecazioni. Molti scendono ed entrano nell'edificio dellla stazione per informarsi sulla possibilità di proseguire in autobus. In quel momento il semaforo, che era rimasto ostinatamente sul rosso, segna verde. Senza alcun annuncio le porte di chiudono e il treno riparte, lasciando a terrra un buon numero di passeggeri!
martedì 21 febbraio 2012
sabato 21 gennaio 2012
Un epitaffio per Carlo Fruttero
Ricordando Carlo Fruttero, scomparso nel 2012, Massimo Gramellini scrive su La Stampa:
Dal giorno in cui me lo ha insegnato, applico ai miei testi il famoso emendamento Fruttero: «Nel dubbio, togli. Togli sempre. Cominciando dagli aggettivi».
Togliere ogni peso superfluo alle parole, alle relazioni umane e ai pensieri era il suo modo di essere leggero rimanendo profondo.
Dal giorno in cui me lo ha insegnato, applico ai miei testi il famoso emendamento Fruttero: «Nel dubbio, togli. Togli sempre. Cominciando dagli aggettivi».
Togliere ogni peso superfluo alle parole, alle relazioni umane e ai pensieri era il suo modo di essere leggero rimanendo profondo.
domenica 15 gennaio 2012
Turpiloquio
... ma vaff... testa di c..., potevi dirmelo che quello str... aveva spostato la verifica, e adesso che c... faccio
e che min... ne so, lo sai che quello è un pezzo di m...
porcodd.. lui è un pezzo di m... ma tu sei come lui ... ecc. ecc.
Se qualcuno non crede alla veridicità di questo dialogo provi a viaggiare sugli autobus che la mattina portano gli studenti verso le loro scuole.
e che min... ne so, lo sai che quello è un pezzo di m...
porcodd.. lui è un pezzo di m... ma tu sei come lui ... ecc. ecc.
Se qualcuno non crede alla veridicità di questo dialogo provi a viaggiare sugli autobus che la mattina portano gli studenti verso le loro scuole.
Se aggiungiamo il fatto che questo fenomeno non riguarda solo certi giovani (sicuramente non tutti!), che nascondono la loro pigrizia e la loro ignoranza dietro un apparente anticonformismo linguistico, ma anche molti genitori che si illudono in questo modo di essere vicini ai giovani, il preoccupante panorama è completo.
Molto si potrebbe dire a proposito di questo modo di esprimersi, ma credo che nessun commento possa essere più acuto di quello espresso dal giornalista Michele Serra:
Il turpiloquio dilagante preoccupa non perché sia osceno, ma perché
è banale, stucchevole, e rivela una paurosa involuzione della lingua.
Se le parolacce si aggiungessero a un lessico ricco e fantasioso
non mi darebbero eccessivo fastidio. Il problema è che ogni parolaccia
dà la netta impressione di prendere il posto di concetti, ragionamenti,
frasi che comporterebbero sapienza e fatica. Le parolacce sono
comode, segno di pigrizia più che di maleducazione, di ignoranza
più che di trasgressione.
Il turpiloquio dilagante preoccupa non perché sia osceno, ma perché
è banale, stucchevole, e rivela una paurosa involuzione della lingua.
Se le parolacce si aggiungessero a un lessico ricco e fantasioso
non mi darebbero eccessivo fastidio. Il problema è che ogni parolaccia
dà la netta impressione di prendere il posto di concetti, ragionamenti,
frasi che comporterebbero sapienza e fatica. Le parolacce sono
comode, segno di pigrizia più che di maleducazione, di ignoranza
più che di trasgressione.
giovedì 12 gennaio 2012
Solletico e virgolette
Se nel discorso scritto le virgolette, utilizzate con parsimonia e in modo opportuno, possono essere indispensabili, nel discorso orale possono essere facilmente espresse con il tono della voce, l'espressione del viso, un'opportuna scelta dei termini. A mio modesto avviso non c'è proprio bisogno di simboleggiarle agitando freneticamente l'indice e il medio con le mani a mezz'aria, come se si volesse far solletico a qualcuno. Recentemente ho assistito a un'esibizione di questo genere:
Ho visto Giorgio al bar con la sua (mani a mezz'aria, dita a uncino) collega. Lui sostiene che è semplicemente (dita a uncino, come sopra) un'amica, ma non credo proprio che sua moglie sarebbe (dita a uncino, come sopra) d'accordo...
A meno che l'interlocutore non sia completamente tonto... non mi pare che ci sia bisogno di agitare tanto le dita!
Ho visto Giorgio al bar con la sua (mani a mezz'aria, dita a uncino) collega. Lui sostiene che è semplicemente (dita a uncino, come sopra) un'amica, ma non credo proprio che sua moglie sarebbe (dita a uncino, come sopra) d'accordo...
A meno che l'interlocutore non sia completamente tonto... non mi pare che ci sia bisogno di agitare tanto le dita!
lunedì 26 dicembre 2011
... la cui identità ...
Un incidente stradale è così commentato sul sito di un quotidiano a diffusione nazionale:
... il mezzo, la cui identità dell'autista non è stata diffusa ...
a parte il fatto che una identità non si diffonde ma si rivela, sarebbe stato molto più semplice scrivere:
... il mezzo, guidato da una persona la cui identità ....
... il mezzo, la cui identità dell'autista non è stata diffusa ...
a parte il fatto che una identità non si diffonde ma si rivela, sarebbe stato molto più semplice scrivere:
... il mezzo, guidato da una persona la cui identità ....
... e si sarebbe pure evitata una atrocità sintattica!
lunedì 19 dicembre 2011
Benedetto vocabolario...
Forse il "creativo" dovrebbe tenere a freno la fantasia e usare un po' il vocabolario...
Vocabolario che servirebbe anche a coloro che da qualche tempo usano l'espressione "piuttosto che" non con il normale significato avversativo (morirei di fame piuttosto che mangiare carne di cavallo) ma come congiunzione in un elenco (i miei clienti comprano mele piuttosto che pere piuttosto che pesche, la sola condizione è che siano biologiche).
sabato 19 novembre 2011
Aerare i locali ...
Una serie di consigli contro la diffusione
dell'influenza redatti dal Ministero della
salute si apre con un saggio ammonimento:
"Areare spesso i locali in cui si
soggiorna".
Si può supporre che il
volenteroso autore intendesse dire aerare
(dal latino aer=aria). E' vero, la
differenza è sottile, ma un po' di
attenzione non guasterebbe, visto che si
tratta di un testo proveniente da una fonte
ufficiale.
dell'influenza redatti dal Ministero della
salute si apre con un saggio ammonimento:
"Areare spesso i locali in cui si
soggiorna".
Si può supporre che il
volenteroso autore intendesse dire aerare
(dal latino aer=aria). E' vero, la
differenza è sottile, ma un po' di
attenzione non guasterebbe, visto che si
tratta di un testo proveniente da una fonte
ufficiale.
sabato 29 ottobre 2011
Brevità e chiarezza, condizioni per una comunicazione efficace!
Nel suo delizioso libro "L'italiano, lezioni semiserie" (Rizzoli, 2007) il giornalista Beppe Severgnini propone alcune versioni successive del medesimo testo:
La scrittura, per molti versi, ricorda la scultura. È meglio togliere piuttosto che aggiungere. Ma questo è un esercizio piuttosto faticoso, notoriamente, e molti preferiscono evitarlo, appena possibile. Ma in questo modo contribuiscono alla massa di parole inutilí che circolano per il nostro sistema solare.
Scrivere è come scolpire. Meglio togliere che aggiungere. Ma è un esercizio faticoso, e qualcuno preferisce evitarlo. Così contribuisce alla massa di parole inutili a spasso per il nostro sistema solare.
Scrivere è corne scolpire: bisogna togliere. Poiché è un esercizio faticoso, qualcuno preferisce evitarlo. Ecco spiegata la massa di parole inutili a spasso per il sisterna solare.
E' evidente che la versione più breve è anche la più scorrevole ed efficace: dice esattamente le stesse cose rispetto alla prima, usando 27 parole invece di 45.
Però è stata ottenuta con sforzo. La pulizia, la limpidezza, l'ordine quasi mai sono virtù naturali: devono essere perseguite consapevolmente. Quando ci si arriva si meritano almeno due medaglie: la prima per aver rispettato l'ambiente in cui viviamo, evitando lo spreco di carta e inchiostro, la seconda per aver risparmiato una perdita di tempo al lettore.
La scrittura, per molti versi, ricorda la scultura. È meglio togliere piuttosto che aggiungere. Ma questo è un esercizio piuttosto faticoso, notoriamente, e molti preferiscono evitarlo, appena possibile. Ma in questo modo contribuiscono alla massa di parole inutilí che circolano per il nostro sistema solare.
Scrivere è come scolpire. Meglio togliere che aggiungere. Ma è un esercizio faticoso, e qualcuno preferisce evitarlo. Così contribuisce alla massa di parole inutili a spasso per il nostro sistema solare.
Scrivere è corne scolpire: bisogna togliere. Poiché è un esercizio faticoso, qualcuno preferisce evitarlo. Ecco spiegata la massa di parole inutili a spasso per il sisterna solare.
E' evidente che la versione più breve è anche la più scorrevole ed efficace: dice esattamente le stesse cose rispetto alla prima, usando 27 parole invece di 45.
Però è stata ottenuta con sforzo. La pulizia, la limpidezza, l'ordine quasi mai sono virtù naturali: devono essere perseguite consapevolmente. Quando ci si arriva si meritano almeno due medaglie: la prima per aver rispettato l'ambiente in cui viviamo, evitando lo spreco di carta e inchiostro, la seconda per aver risparmiato una perdita di tempo al lettore.
domenica 23 ottobre 2011
La lingua di certi professionisti dell'informazione (eppure dovrebbero essere maestri di comunicazione efficace!)
Qualche gioiello linguistico, dai giornali radio RAI:
... .i cadaveri erano avvolti in delle stuoie...
... la ragazza era stata ricoverata per operarsi di appendicite...
... sarà una settimana di ripartenze lavorativamente parlando... ( qui ci vuole una traduzione: finite le vacanze molti torneranno al lavoro)
... .i cadaveri erano avvolti in delle stuoie...
... la ragazza era stata ricoverata per operarsi di appendicite...
... sarà una settimana di ripartenze lavorativamente parlando... ( qui ci vuole una traduzione: finite le vacanze molti torneranno al lavoro)
sabato 10 settembre 2011
Spalmare...
Fra gli orrori linguistici che quotidianamente ci assediano,
meriterebbe uno dei primi posti l'uso del termine "spalmare" al posto di "distribuire", "suddividere", "ripartire". E' molto sgradevole che si dica "il pagamento della somma sarà spalmato su tre anni", mentre si potrebbe benissimo dire "sarà suddiviso". Ma è veramente abominevole l'affermazione relativa alla chiusura di una sede di una grande impresa, secondo cui: "I dipendenti in esubero saranno spalmati sulle rimanenti sedi".
meriterebbe uno dei primi posti l'uso del termine "spalmare" al posto di "distribuire", "suddividere", "ripartire". E' molto sgradevole che si dica "il pagamento della somma sarà spalmato su tre anni", mentre si potrebbe benissimo dire "sarà suddiviso". Ma è veramente abominevole l'affermazione relativa alla chiusura di una sede di una grande impresa, secondo cui: "I dipendenti in esubero saranno spalmati sulle rimanenti sedi".
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