Nel suo delizioso libro "L'italiano, lezioni semiserie" (Rizzoli, 2007) il giornalista Beppe Severgnini propone alcune versioni successive del medesimo testo:
La scrittura, per molti versi, ricorda la scultura. È meglio togliere piuttosto che aggiungere. Ma questo è un esercizio piuttosto faticoso, notoriamente, e molti preferiscono evitarlo, appena possibile. Ma in questo modo contribuiscono alla massa di parole inutilí che circolano per il nostro sistema solare.
Scrivere è come scolpire. Meglio togliere che aggiungere. Ma è un esercizio faticoso, e qualcuno preferisce evitarlo. Così contribuisce alla massa di parole inutili a spasso per il nostro sistema solare.
Scrivere è corne scolpire: bisogna togliere. Poiché è un esercizio faticoso, qualcuno preferisce evitarlo. Ecco spiegata la massa di parole inutili a spasso per il sisterna solare.
E' evidente che la versione più breve è anche la più scorrevole ed efficace: dice esattamente le stesse cose rispetto alla prima, usando 27 parole invece di 45.
Però è stata ottenuta con sforzo. La pulizia, la limpidezza, l'ordine quasi mai sono virtù naturali: devono essere perseguite consapevolmente. Quando ci si arriva si meritano almeno due medaglie: la prima per aver rispettato l'ambiente in cui viviamo, evitando lo spreco di carta e inchiostro, la seconda per aver risparmiato una perdita di tempo al lettore.
E' vero che utilizzare molte parole per esprimere un semplice pensiero è superfluo.
RispondiEliminaMa, personalmente, ci sono delle volte in cui non riesco a resistere alla creatività di un testo che appare un po' diverso dal normale, un po' più lungo e un po' meno chiaro. In fin dei conti la scrittura non è solo informazione. E' anche arte. E l'arte non sempre è "pulita, limpida e ordinata".
Ps. Detto questo, spero vivamente che gli autori dei nostri testi scolastici non vogliano renderli più artistici: per noi studenti sarebbe un vero e proprio disastro! :)