Fino a ieri credevo che "Fenomenologia" fosse un ternine filosofico, usato prevalentemente da G.Hegel all'inizio dell'Ottocento e da E.Husserl circa un secolo dopo. Oggi apprendo che fenomenologia significa pioggia: pochi minuti fa infatti ho sentito dire da un meteorologo: "Si prevedono piogge nel pomeriggio; la fenomenologia si accentuerà nel corso della notte..." (con ogni probabilità il buon uomo intendeva dire "fenomeni", ma bastava dire "si prevedono piogge che si accentueranno...).
D'altro canto, la paura della normalità e della chiarezza è diffusa fra tutte le classi sociali e tutte le professioni. Il dirigente di ente pubblico non scrive: "favoriremo l'organizzzione di corsi di aggiornamento" ma "agiremo nell'ottica di supportare ogni iniziativa volta a consentire l'articolato e puntuale aggiornamento del personale". Il suo sottoposto non "informa" ma "trasmette un'informativa", non affronta "problemi" ma - chissà perchè - "problematiche", non parla di "argomenti" ma di "tematiche" e quando - dulcis in fundo - si mette d'accordo con l'idraulico affinchè questi venga a riparare un rubinetto che gocciola non gli chiede "a che ora pensa di venire?" ma "mi può indicare una tempistica?". Come ben sanno i poveri traduttori ciò rende certi testi italiani assolutamente intraducibili visto che molte altre lingue, e in particolare l'inglese, non conoscono neppure lontanamente simili contorcimenti e ampollosità.
Usare le "parolone" (cioè tutti quei termini che sono quasi sconosciuti alla maggior parte delle persone) fa sembrare le cose dette molto più importanti. E questo, chissà perchè, piace...
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